IN LUCE

Storia di Teatro

 

recensione di Benedetta Fassio

 

Questi i motivi che secondo me rendono particolarmente interessante e piacevole il film:

1) Le movenze iniziali da commedia all'italiana contemporanea, giovani e "sempre giovani" coppie in bilico fra il borghese e l'alternativo.

2) La piacevolle sorpresa nel constatare quanto le vie e le piazze di Rivoli, anche le più quotidiane, siano cinematograficamente attraenti e suggestive, alla pari con celebrati borghi dell'Italia "vera".

3) Lo scivolamento impercettibile nella rigida geometria del giallo: solo a metà film lo spettatore si accorge di dover "cambiare marcia" nell'interpretare i gesti e le facce; da apprendista psicologo si trasforma in apprendista Sherlock, rammaricandosi di aver trascurato forse passaggi fondamentali.

4) L'omaggio discreto e sobrio, ma significativo, al fascino del teatro, nonché l'accenno al teatro nel teatro.

5) Il gran finale con catastrofé totale ed inattesa, possibile forse solo per chi 1) - Avendo passato i 40, è arrivato alla conclusione che l'happyend, almeno nelle recite, è sempre la conclusione più soddisfacente; 2) ha deciso di usare, fino quasi al punto di rottura, i meccanismi della finzione, un po' per divertirsi con gli attrezzi del mestiere, un po' per dimostrare che i razionali e rassicuranti schemi di interpretazione della realtà ci aiutano a respingere sul fondo della scena la consapevolezza che spesso il confine fra la realtà e il sogno è molto sottile.


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